Spread per gonzi

Secondo molti osservatori, il clima da pre-crisi di governo avrebbe dovuto coincidere con una grande instabilità percepita dai mercati e con un vorticoso innalzamento dei differenziali di rendimento tra i buoni del tesoro italiani e gli omologhi tedeschi. E invece, a sorpresa, nei due giorni più difficili per l’esecutivo dei prof. lo spread è cresciuto meno delle attese e gli investitori non si sono fatti prendere dal panico ma hanno osservato l’evolversi della crisi, non nascondendo ottimismo per il futuro e mostrando una discreta apertura nei confronti dell’uomo che sembra avere le maggiori chance di guidare il prossimo esecutivo: Pier Luigi Bersani.
5 AGO 20
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Secondo molti osservatori, il clima da pre-crisi di governo avrebbe dovuto coincidere con una grande instabilità percepita dai mercati e con un vorticoso innalzamento dei differenziali di rendimento tra i buoni del tesoro italiani e gli omologhi tedeschi. E invece, a sorpresa, nei due giorni più difficili per l’esecutivo dei prof. lo spread è cresciuto meno delle attese (anche ieri era a 330, livello simile alle ultime settimane, poi è anche sceso) e gli investitori non si sono fatti prendere dal panico ma hanno osservato l’evolversi della crisi, non nascondendo ottimismo per il futuro e mostrando una discreta apertura nei confronti dell’uomo che sembra avere le maggiori chance di guidare il prossimo esecutivo: Pier Luigi Bersani. Tra le tante e inaspettate ventate di ottimismo, le più significative sono state una bella sviolinata offerta da Bill Emmot sul Financial Times (“Una chiara vittoria di Bersani è un prerequisito per le riforme”) e un’interessante “istant insight” pubblicato dall’analista della Barclays Fabio Fois, secondo cui un governo Bersani-Vendola, nelle condizioni in cui si trova l’Italia, non potrebbe fare altro che portare avanti nella prossima legislatura un’agenda ispirata al lavoro di Monti (rigore sui conti e riforme strutturali). L’ottimismo degli investitori, però, rischia di non fare i conti con quelli che sono alcuni importanti equilibri presenti nel centrosinistra e soprattutto del Pd. E se le banche d’affari e i giornali anglosassoni non vorranno ritrovarsi con qualche sorpresa quando saranno costretti a fare i conti con il prossimo (probabile) esecutivo Bersani-Vendola dovranno ricordarsi di tenere da parte i pensieri di alcuni tra i principali azionisti del centrosinistra di governo. Azionisti come Susanna Camusso (“Monti è stato un danno per il paese”, ha ripetuto ieri), azionisti come Nichi Vendola (“La nostra carta di intenti archivia l’agenda Monti”) e azionisti come alcuni intraprendenti golden boy del segretario Pd (Fassina e Orfini), che parlando di Monti non si nascondono e dicono (il primo) che l’agenda Monti è da rottamare e (il secondo) che Monti ministro dell’Economia è una cosa che non accadrà mai. Così, caro Bill Emmot, solo per la cronaca.